#prolife #giovani #aborto PROLIFE GENERATION

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Dobbiamo ricostruire una cultura che difenda e promuova i pilastri fondamentali che rendono pacifica una società: il rispetto per la vita, la protezione delle nostre libertà fondamentali e dei diritti umani, e la libertà delle persone ad essere trattate con uguale rispetto, tutela e dignità.

Il ruggito pro-life di Lila  Intervista a Lila Rose

Lila-Rose oggi ha 27 anni ed è una della più combattive donne degli Stati Uniti impegnate per costruire una cultura della vita e per sconfiggere l’aborto. Lila Rose è ottava di dieci figli, educata in una home schooling, laureata in storia alla UCLA, convertita al cattolicesimo. A 15 anni (quindici!) ha fondato Live Action, quello che oggi si può definire un vero e proprio colosso multimediale e che si batte per smascherare le menzogne utilizzate per far praticare l’aborto. L’associazione ha fatto del giornalismo investigativo su molti temi: il razzismo, la copertura dei trafficanti del sesso, la disinformazione medica, la copertura degli abusi sessuali, l’aborto selettivo e l’infanticidio.

La ragazza viene regolarmente ospitata alla CBS e alla CNN, ha scritto su USA Today, First Thing e molti altri quotidiani e riviste. Insomma, non scherza. Lei, a proposito di non desistenza, non desiste.

Nel marzo scorso Lila, in una sala conferenze dell’ONU stracolma, ha proiettato alcuni video realizzati sotto copertura. Per dare conto della mistificazione con cui la Planned Parenthood of America opera nel campo della pianificazione familiare. L’organizzazione è un potentissimo attore a livello politico internazionale ed è la più grande catena per gli aborti degli Stati Uniti. “Chiedo perdono”, ha detto Lila all’ONU, “per come la mia nazione ha esportato la violenza contro i più innocenti”, i bambini.

Lila, come è andato l’incontro all’ONU?

Ho detto che l’autentica emancipazione delle donne, e la lotta per i diritti umani e la giustizia deve iniziare con la protezione dei più deboli. Rispettare i diritti dei più deboli è l’autentico fondamento di una società pacifica. Come membro della Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle donne, il mio discorso ha evidenziato alcuni fattori di crisi che colpiscono le donne oggi – aborti selettivi e discriminazione sessuale – e come la sterminazione femminile prima della nascita sia in assoluto la pratica di maggiore discriminazione contro le donne. Ho spiegato che la promozione delle donne non può essere raggiunta attraverso l’uccisione dei nostri figli, ma attraverso il riconoscimento senza compromessi della dignità intrinseca di ogni persona umana.

Si dice che molti aiuti umanitari internazionali ai paesi poveri sono concessi solo se accettano le politiche per il controllo delle nascite…

E’ tragico che il governo federale, agenzie internazionali, e alcune organizzazioni non profit, stanno spingendo l’aborto e i contraccettivi ormonali (molti dei quali agiscono anche come abortivi) come mezzo di filantropia o di aiuti ai paesi poveri. Invece di affrontare alla radice le cause dei problemi sociali o economici, e concentrarsi su programmi che favoriscano la sostenibilità e la responsabilizzazione, agenzie come l’UNICEF nei paesi poveri stanno portando avanti “servizi sanitari di pianificazione familiare” come mezzo di controllo della popolazione. Ma i farmaci ormonali non promuovono la consapevolezza della fertilità, né aiutano a gestire la fertilità in un modo naturale e sano. Questi farmaci inondano il corpo femminile di ormoni sintetici e arrestano il ciclo riproduttivo naturale di una donna, causando spesso effetti secondari pericolosi per la salute. Quella degli ormoni sintetici è una politica che ignora totalmente le esigenze culturali e fisiche della donna.

Con l’amministrazione Obama dobbiamo registrare un aumento della promozione dell’aborto nei paesi in via di sviluppo, a causa del partenariato che questa amministrazione conduce con molte organizzazioni “pro-aborto” che organizzano campagne per l’aborto come forma di “assistenza sanitaria”.

Per qualcuno l’aborto è un diritto…

L’aborto viola il diritto umano più fondamentale e più prezioso: il diritto alla vita. In ogni modo, l’aborto è una grave ingiustizia, travestita con eufemismi dalla lobby dell’aborto. Anche se i sostenitori dell’aborto raccontano la pratica come “un diritto umano”, “cura della salute delle donne”, o “una scelta”, in realtà si tratta di un atto di tortura letale che viola il più sacro dei diritti umani, quello della vita per gli indifesi, quello dei nostri bambini. Dobbiamo chiedere il meglio dalla nostra società, e dobbiamo lavorare per proteggere questi bambini e provvedere a soluzioni migliori per le loro madri e i loro padri.

Come uccidere la cultura della morte?

Dobbiamo ricostruire una cultura che difenda e promuova i pilastri fondamentali che rendono pacifica una società: il rispetto per la vita, la protezione delle nostre libertà fondamentali e dei diritti umani, e la libertà delle persone ad essere trattate con uguale rispetto, tutela e dignità. Non possiamo ripristinare una cultura della vita, se non tornando alle verità che rendono buona una società: amandoci l’un l’altro, e sostenendo il valore e la preziosità di ogni individuo.

Lorenzo Bertocchi

Fonte: La Croce quotidiano  23/04/2015

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